Transizione 4.0, gli incentivi varati dal Pnrr e chi ne beneficia

L’intento del Nuovo Piano Nazionale Transizione 4.0 – uno dei pilastri su cui si fonda il Recovery Funditaliano che è andato a sostituire i precedenti Impresa 4.0 e Industry 4.0 – è stato fin da subito quello di stimolare gli investimenti privati per dare stabilità e certezze alle PMI, con misure strutturali che avrebbero avuto effetto dal 2020 a giugno 2023.

In particolare, si proponeva di stimolare e facilitare gli investimenti delle imprese introducendo tra le altre cose il Credito d’imposta per investimenti in tre settori strategici: beni strumentali; ricerca, sviluppo, innovazione e design; formazione 4.0.

In questi giorni il Governo – attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) – ha fornito finalmente un quadro di chiarezza sugli investimenti approvati per il programma Transizione 4.0.

Con un intervento complessivo di 18,5 miliardi, che va a coprire l’intero ammontare di quanto era stato previsto dalla Legge di Bilancio 2021, viene finalmente dato il via libera agli incentivi per l’acquisto di beni digitali (ex Iperammortamento), agli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione e alla formazione.

Per quanto riguarda invece l’ex Superammortamento, cioè l’incentivo rivolto ai beni strumentali materiali tradizionali, e quindi non classificabili come 4.0, il Governo è stato costretto a trovare una copertura alternativa al Pnrr, poiché Bruxelles aveva valutato che la misura non presentasse le condizioni necessarie ad essere finanziata nell’ambito del Piano, dato che non rispettava il criterio di “non arrecare danno significativo agli obiettivi ambientali”, seppur il Governo Draghi avesse sottolineato che il finanziamento si sarebbe concentrato sulla parte più innovativa.

La copertura alternativa è stata stanziata: si tratta di circa 8,5 miliardi integralmente a valere dallo scostamento di bilancio approvato dal Parlamento il 21 aprile scorso.

Ancora in stallo, invece, la misura riguardante la cedibilità dei Crediti d’imposta alle banche.

Si tratta di una novità che, qualora approvata, avrebbe dato alle imprese che investono in Transizione 4.0 la possibilità di avere accesso a liquidità immediata da utilizzare per pagare beni e servizi.

La proposta al varo del Governo era del tutto identica al Superbonus del 110% sui lavori di efficientamento energetico, per cui le imprese avrebbero avuto la possibilità di cedere alle banche i crediti d’imposta maturati per investimenti in beni strumentali materiali e immateriali 4.0.

Sembra tuttavia che il percorso per l’approvazione sia ancora lungo. Dopo una iniziale valutazione positiva del testo da parte della Commissione Bilancio e Finanze dello Stato, la proposta sulla cedibilità del credito è stata bloccata in Parlamento dai Rilievi della Ragioneria dello Stato che teme un impatto negativo sul deficit.

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